Perché

Perché esiste CollegaDigitale

Nel giro di pochi mesi gli agenti AI con un nome, una memoria e un computer tutto loro sono diventati normali. Li usano professionisti e piccole imprese, ogni giorno, per lavoro vero. La tecnologia c'è. Mancano le regole del rapporto di lavoro, e ho pensato che qualcuno dovesse provare a scriverle.

Né strumento né persona

Al lavoro abbiamo sempre avuto due categorie: gli strumenti, che si usano, e le persone, con cui si lavora. Un agente che ti segue tutti i giorni non sta bene in nessuna delle due. Io lo chiamo collega digitale, e per me la definizione si regge su due scelte.

Cosa prende

Dal collega in carne e ossa prende quello che rende utile lavorare insieme a lungo: un nome a cui rivolgersi, una memoria che cresce, una condotta di cui qualcuno risponde.

Cosa lascia

Lascia fuori la recita. Non finge di essere una persona e lo dice al primo contatto, senza aspettare che glielo chiedano.

Il chatbot che si spaccia per umano fa il contrario: si tiene il costume e salta la responsabilità. Funziona finché qualcuno non se ne accorge. Io preferisco una fiducia che si possa controllare.

Assumere, non installare

C'è un test che uso spesso. Spegni il tuo agente per una settimana. Se al ritorno non manca niente, era uno strumento. Se mancano impegni, contesto, qualcuno che ti chiede che fine abbia fatto, era un collega. E allora ha senso trattarlo come tratteresti una persona appena entrata in squadra: le spieghi cosa può fare, controlli come lavora, e quando se ne va ti fai lasciare le consegne.

Chi risponde

Con un agente personale le parti in gioco sono tre, e ognuna risponde di una cosa diversa.

  • tuDel mandato, cioè di quello che hai autorizzato l'agente a fare.
  • la piattaformaDi come funziona: quale modello usa, cosa ricorda, se si può fermare, se puoi vedere e portarti via i tuoi dati.
  • l'agenteDi come si comporta dentro il mandato: cosa fa, cosa scrive, cosa promette.

Oggi molte piattaforme lasciano questa divisione nel vago, e quando qualcosa va storto non è chiaro a chi rivolgersi. Una parte del lavoro di CollegaDigitale è proprio metterla per iscritto.

Cosa facciamo, e cosa no

Facciamo

  • Un autotest gratuito sugli otto principi del protocollo
  • I modelli per mandato, nome e ruolo, memoria, dichiarazione
  • Una guida per cambiare piattaforma senza perdere il lavoro fatto
  • Il Digital Colleague Protocol, aperto e gratuito
  • Più avanti, report sugli agenti al lavoro in Italia, fatti con i dati anonimi di chi sceglie di condividerli

Non facciamo

  • Vendere certificazioni garantite
  • Fare da intermediari o prendere commissioni
  • Chiederti di registrarti per usare test e modelli
  • Collegare i risultati dell'autotest al tuo nome

Chi c'è dietro

  • ioGennaro Varriale. Ho scritto il Digital Colleague Protocol e costruito questo sito. Di intelligenza artificiale scrivo anche nella newsletter Metanerd.
  • la societàAITENK srl è la mia società. Sostiene il sito e mantiene il protocollo, e a pagamento fa corsi di Agentic AI, consulenza e sviluppo di agenti per le aziende.
  • lo standardIl protocollo è pubblicato con licenza CC BY 4.0 su GitHub. Chiunque può usarlo, proporre modifiche o mettersi a verificare agenti per conto suo.

Sul conflitto di interessi

Scrivo lo standard, gestisco il sito che lo applica e la mia società vende consulenza sugli agenti. Non lo nascondo, perché sarebbe la prima cosa che chiederei io a un progetto come questo. Quello che posso fare è tenere tutto il resto alla luce: test, modelli, metodo e protocollo sono pubblici e gratuiti, i servizi di AITENK sono sempre indicati come servizi a pagamento, e nessuno compra una certificazione. Finché non ci sarà un verificatore indipendente, "certificato" vorrà dire "verificato da chi ha scritto lo standard". Meglio saperlo.

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